Il perchè de "Le Cerase e i Mostaccioli"...

Il perchè de "Le Cerase e i Mostaccioli"... Questo è il primo Food Blog italiano interamente dedicato alla Città Serafica di Assisi ed ai suoi Santi. Questo blog infatti è nato principalmente per unire due mie grandi passioni: quella per la cucina casalinga, sana, semplice e genuina con gli inconfondibili sapori e profumi di una volta... e quella per Assisi, luogo fuori da ogni tempo, incredibilmente sospeso tra cielo e terra, pervaso da un' energia del tutto particolare, serafica, luminosa e buona, che arricchisce questa meravigliosa cittadina umbra situata alle pendici del Monte Subasio, famosa per essere una delle poche testimonianze dell' architettura medievale ad oggi meglio conservata e per aver dato i natali ai Santi Chiara e Francesco di Assisi e proprio da questi motivi è nato il nome del Blog "Le Cerase e i Mostaccioli". LE CERASE perchè una pia tradizione narra che Santa Chiara, ormai morente chiede una cerasa alla Consorella. Nonostante Agosto non sia stagione di ciliegie, la consorella di Chiara tornerà miracolosamente con una ciliegia. I MOSTACCIOLI perchè la leggenda di San Francesco narra che il Santo prima di morire, chiese di mangiare i mostaccioli, dolcetti antichi fatti di elementi semplici. Per questo ogni anno ad Assisi il 4 Ottobre, giorno dedicato al Santo Patrono d'Italia si rinnova l'antica tradizione e questi dolci vengono preparati con amore e devozione. Inoltre visitando il mio Food Blog troverete le mie foto-ricette, i contest e le iniziative alle quali partecipo, i link delle Aziende con cui ho il piacere di collaborare, gli spazi dedicati alle loro presentazioni e le promozioni che periodicamente le Aziende propongono. Inoltre cliccando quà e là avrete anche modo di trovare altri link, tra cui quello dedicato alle ricette semplici del Convento e quelli per vivere al meglio un soggiorno in Umbria, delizioso luogo lontano dai mari, dove la dolcezza dei paesaggi sembra voler accomunare in modo armonico identità e pensieri diversi. L'Umbria viva, delle Persone semplici e sincere, riservate ma ospitali, che quando danno il loro cuore è per sempre; l'Umbria della Cucina dai sapori e profumi genuini, legati ad una terra antica, che ancora oggi sà regalarci prodotti semplici ed al tempo stesso pregiati, perchè tipicamente autoctoni di questa magnifica Regione, l'Umbria delle emozioni profonde, dove alla vista delle sue dolci colline e dei verdeggianti paesaggi ricoperti di ulivi ci sottraiamo piacevolmente all'andar frenetico del nostro tempo. L' Umbria medioevale, autentica e mistica di San Francesco e Santa Chiara d'Assisi, l'Umbria antica degli Etruschi e dei Romani, l' Umbria del lento incedere del Tevere e dalla mirabile potenza delle Cascate delle Marmore, l'Umbria del Jazz, della Cioccolata e del Festival dei Due Mondi. L'Umbria che ti aspetta e sarà lieta di accoglierti, per non farsi più dimenticare. Potrete così organizzare viaggi e week-end per vivere al meglio tutti gli eventi storico-culturali che annualmente animano Assisi ed i Borghi limitrofi. Sperando che tutto ciò possa essere utile e di vostro gradimento potete lasciare i vostri preziosissimi commenti... ...nel frattempo vi auguro Buon Appetito e Buona Navigazione!!!

venerdì 24 maggio 2019

L' Orzotto di Primavera con Asparagi e Fave.


Carissimi Amici per questo nuovo appuntamento enogastronomico ho il piacere di proporvi una ricetta semplice ed al tempo stesso gustosa, perfetta per questa stagione: l’Orzotto di Primavera con Asparagi Selvatici, Fave fresche e Pecorino umbro stagionato in grotta, eccellenza originaria dell’epoca etrusca, che oggi come un tempo, continua ad essere prodotta in specifiche zone dell’Umbria. Inoltre questa preparazione si contraddistingue per le sue peculiarità grazie all’utilizzo di ingredienti tanto autoctoni, quanto selvatici, come per l’appunto i saporiti asparagi di campo, insolitamente abbinati a verdure fresche di stagione che ben si uniscono all’inconfondibile ed inimitabile gusto del pecorino umbro stagionato in grotta, creando così un connubio di sapori ed aromi davvero unico nel suo genere.  
  RISOTTO DI PRIMAVERA CON ASPARAGI E FAVE.

Ingredienti:
150 gr. di asparagi selvatici,
150 gr. di fave fresche,
350 gr. di orzo perlato umbro,
1 litro di brodo vegetale,
1 cipolla rossa di Cannara,
1 cucchiaio di olio E.V.O. D.O.P. umbro,
2 cucchiai abbondanti di pecorino umbro di grotta.

Procedimento:

Lavate accuratamente gli asparagi sotto abbondante acqua corrente, asciugateli e tagliateli ad uno spessore di mezzo centimetro circa. Poi in un tegame di coccio mettete a scaldare il brodo vegetale, intanto in un altro tegame fate soffriggere nell’olio la cipolla tritata finemente. Solo quando la cipolla sarà dorata, aggiungete gli asparagi, lasciandoli insaporire per un paio di minuti a fiamma viva, poi unite un mestolo di brodo e lasciate cuocere a fiamma media per altri cinque minuti. Trascorso questo tempo, mescolate accuratamente il composto ed alzate momentaneamente la fiamma per far evaporare l’eventuale brodo in eccesso, ora aggiungete l’orzo e fatelo tostare per un minuto circa, unite il brodo e lasciate cuocere per 15-18 minuti e mescolate il composto di tanto in tanto, affinché l’orzotto non si asciughi troppo. Terminata la cottura su fiamma, rimuovete il tegame dal fuoco, unite il pecorino grattugiato e mantecate all’onda, poi porzionate l’orzotto di primavera in uno stampo, meglio se di silicone, dove lo lascerete raffreddare a temperatura ambiente. Quando l’orzotto si sarà intiepidito, coprite lo stampo con il piatto da portata e girate rapidamente fino a sformare l’orzotto. Infine decorate e guarnite il piatto con le fave fresche e servite in tavola. Questa preparazione, volendo, potrà anche essere realizzata in anticipo, il giorno prima per essere poi assaporata l’indomani. In ogni caso, per gustare al meglio questa ricetta, vi consiglio di abbinarla ad un ottimo vino assisiate, come ad esempio il Bianco di Assisi D.O.C., ovviamente servito fresco.

Buon appetito e arrivederci al mese prossimo.
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- San Francesco Patrono d'Italia, N°5/ Maggio


- Vivere Assisi, Maggio



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domenica 14 aprile 2019

La Torta di Pasqua al Formaggio.

La Torta di Pasqua al Formaggio. 
Questa torta salata è tipica dell’ Umbria e l’antica tradizione contadina vuole che la si prepari in onore dei festeggiamenti della Pasqua Cristiana. Un tempo, durante la Settimana Santa il Giovedì si preparava l’impasto per le torte che venivano cotte il Venerdì per essere pronte il Sabato, quando il Sacerdote si recava di famiglia in famiglia per la Benedizioe delle case. Infatti durante la Benedizione Pasquale la tavola doveva essere preparata con cura: per questo veniva imbandita con la tovaglia bianca più bella e la si apparecchiava con il capocollo, le uova sode, la Torta di Pasqua al Formaggio e il vino che si sarebbe bevuto il giorno dopo. La Torta di Pasqua, a seconda dei paesi dell’ Umbria nel tempo ha assunto identità differenti: ad esempio nella zona del Lago Trasimeno le Torte di Pasqua venivano realizzate a forma di filone di pane ed era tradizione mettere da parte un po’ dell’ impasto per preparare ai bambini le “Bucce”, piccole bambole di pasta di pane. A Gubbio la Torta di Pasqua si chiama “Crescia” mentre a Terni viene detta “Pizza di Pasqua”. Ancora oggi questa ricetta viene realizzata nelle case delle famiglie umbre per essere condivisa durante la colazione di Pasqua, dove, per rituale non è certo possibile rinunciare alla Torta di Pasqua al Formaggio, al capovolto, al salame, al prosciutto, alle uova sode e ad un buon vino rosso locale, da associare a cotante prelibatezze. 
Ancora oggi questa ricetta viene realizzata come un tempo nelle case delle Famiglie umbre, per essere poi condivisa durante la conviviale colazione di Pasqua. Particolari aneddoti e curiosi episodi si tramandano di gente in gente ed accompagnano la storia della Torta di Pasqua. A seconda delle zone dell’Umbria con il passare dei secoli questa ricetta ha assunto identità e nomi differenti, ad esempio nella zona dell’Alta Valle del Tevere e a Città di Castello prende il nome di “Crostello”, mentre sulle sponde del Lago Trasimeno le Torte di Pasqua hanno la forma di filone di pane ed era tradizione mettere da parte un po’ del loro impasto per preparare ai bambini piccole bambole chiamate “Bucce”, a Gubbio invece la Torta di Pasqua si chiama “Crescia” bensì a Terni viene definita “Pizza di Pasqua”.
Degni poi di nota sono i seguenti link relativi al piccolo Borgo di Gaglietoledove ancora è oggi attivo e fruibile dai suoi abitanti il Forno a Legna del Paese e che vi consiglio di visitare per scoprire, apprezzare, vivere o rivivere l’antica e consolidata tradizione della preparazione delle Torte al Formaggio di Pasqua in Umbria, nello specifico in questo paesino, incastonato tra le colline umbre, a ridosso di Deruta e Bevagna. 
Ingredienti:
500 gr. di farina 00,
5 uova,
100 gr. di formaggio pecorino grattugiato,
100 gr. di formaggio parmigiano grattugiato,
50 gr. di strutto,
50 ml. di olio extra vergine d'oliva,
 60 gr. di lievito di birra,
5 gr. di sale fino,
7 grani di pepe,
olio q.b. per ungere la tortiera.

 Procedimento: 
Mettete i grani di pepe in un pentolino con acqua bollente e lasciateli in infusione per un quarto d’ora, trascorso il tempo filtrate l’acqua e tenetela da parte. Accendete il forno e pre-riscaldatelo a 160°, poi sulla spianatoia lavorate la farina con le uova, lo strutto, l’olio, i formaggi, l’acqua aromatizzata ed il lievito di birra stemperato in pochissima acqua tiepida ed impastate tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto compatto ed omogeneo. Quando l’impasto sarà pronto ungete con l’olio una tortiera dai bordi alti e riempitela per metà, lasciando lievitare il composto per almeno un’ora, fino a che raddoppiando di volume non avrà raggiunto i bordi dello stampo. Completata la lievitazione infornate la torta e fatela cuocere per circa un’ora.
Terminata la cottura lasciate raffreddare a temperatura ambiente e solo quando lo stampo sarà freddo potrete sfornare la Torta di Pasqua al Formaggio e servirla con caciotte a media stagionatura, uova sode, salame, capocollo, prosciutto ed altre gustose norcinerie a piacere a cui abbinare rigorosamente un ottimo vino autoctono, come ad esempio il Rosso di Assisi annata 2015 prodotto da Cantine Sportoletti.

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- San Francesco Patrono d'Italia Marzo 2013


- Vivere Assisi, Marzo 2013

martedì 19 marzo 2019

Le Zeppole di San Giuseppe secondo la Tradizione Cristiana




Le Zeppole di San Giuseppe.
Carissimi Amici ed affezionati Lettori ben ritrovati. Per questo nuovo appuntamento gastronomico del Mese di Marzo ho il piacere di proporvi un dolce tipico della nostra tradizione, le cui origini ci rimandano all'infanzia di Gesù, quando nel Vagelo secondo Matteo i Magi si recano da re Erode il Grande per chiedergli dove trovare il "Re dei Giudei"; i Sacerdoti, consultate le Sacre Scritture, indicano ai Magi la città di Betlemme. Erode, timoroso che il bambino possa minacciare il suo trono, tenta di ucciderlo, ordinando la morte di tutti i bambini sotto i due anni. Ma dopo la visita dei Magi un angelo appare in sogno a Giuseppe, avvertendolo dell' imminente pericolo, dicendogli di prendere madre e figlio e recarsi in Egitto, cosicché Gesù poté scampare alla strage degli innocenti. Dopo la morte di Erode, l'angelo appare nuovamente in sogno a Giuseppe per dirgli che possono rientrare nella loro terra: Giuseppe, però, viene a sapere che in Giudea regna Erode Achelano, figlio di Erode, e temendo nuovamente per il bambino, invece di tornare in Giudea, Giuseppe si reca in Galilea con la sua Famiglia, fino a raggiungere la città di Nazaret. L'evangelista Matteo, in questo passo del Vangelo non specifica la durata dell' esilio in Egitto, ma solo l'epoca della sua conclusione, avvenuta appunto dopo la morte di Erode, che è avvenuta nel 4 a.C. Ritenendo quindi che l'anno di nascita di Gesù sia compreso tra l'8 e il 4 a.C. con una maggiore preferenza per il 7 o 6 a.C., alcuni biblisti hanno potuto ipotizzare che la durata più probabile della permanenza in Egitto della Sacra Famiglia sia stata compresa fra i due e tre anni e mezzo. Stando a quando tramandato da altre fonti che differidcono dal Vangelo di Matteo, sembrerebbe che durante la fuga in Egitto San Giuseppe dovette vendere frittelle per poter mantenere la sua Famiglia in terra straniera e proprio per questo motivo gli venne conferito il cordiale appellativo di “ Giuseppe frittellaro”. Da questo motivo, in tutta Italia, le zeppole sono il tipico dolce per celebrare la festa del papà, ed in particolar modo la figura di San Giuseppe. Oggi ogni città, provincia o regione ha ovviamente la propria variante delle zeppole ma l’elemento fondamentale che accomuna e contraddistingue questi dolci è che devono essere fritti in abbondante olio, proprio come tradizione vuole.

Ingredienti per le zeppole:

250 ml. di Acqua,
150 grammi di Farina Tipo “0”,
3 Uova, 70 grammi di Burro,
40 grammi di Zucchero di canna,
scorza grattugiata di un limone.

Ingredienti per la crema pasticcera:

30 grammi di Farina,
250 ml. di Latte fresco,
scorza grattugiata di un limone,
3 Tuorli d’Uovo,
Una bustina di vanillina,
60 grammi di Zucchero.

Per guarnire:

Amarene (2 o 3 per ogni zeppola),
Zucchero a velo quanto basta,

Preparazione delle zeppole:


Per preparare la crema pasticcera utilizzate un pentolino in cui verserete il latte che farete scaldare a fiamma dolce; poi, in una terrina amalgamate le uova con lo zucchero, la vanillina e la farina, amalgamando delicatamente il composto, fino ad ottenere un impasto omogeneo. Aggiungerete il latte caldo, continuando a mescolare delicatamente, fino a che la crema pasticcera sarà densa e priva di grumi. Terminata la cottura, versate il composto in un contenitore di coccio dove lascerete raffreddare la crema. Ora preparate l’impasto delle zeppole versando l’acqua in un pentolino dal fondo spesso; aggiungendo il sale, il burro a pezzetti fino a portalo lentamente ad ebollizione. Non appena il burro sarà sciolto e l’acqua bollirà, togliete il pentolino dal fuoco e versate al suo interno la farina tutta in una volta; mescolate bene con un mestolo di legno fino ad amalgamare gli ingredienti. Otterrete un impasto compatto ed omogeneo; poi, mettete di nuovo il pentolino sul fuoco basso e girate il composto fino a quando vedrete formarsi una patina bianca sul fondo. A questo punto spegnete il fuoco, aggiungete lo zucchero; mescolate bene per amalgamare l’impasto e versatelo in una ciotola, dove lo lascerete intiepidire. Una volta raggiunta le temperatura ideale, unite al composto la scorza del limone grattugiata e le uova, una alla volta, aggiungendo la seguente solo quando la precedente sarà stata completamente assorbita. Oltre che con un mestolo di legno, potete compiere questa operazione servendovi delle fruste di uno sbattitore elettrico. Ritagliate dei quadrati di carta forno che abbiano i lati di 8 cm; ponete il composto in una tasca da pasticcere munita di bocchetta a stella. Formate sopra ogni quadrato un dischetto di pasta del diametro di 5 cm che formerete con un movimento a spirale. Sul bordo esterno di ogni dischetto sovrapponete un anello di pasta. In un tegame dal bordo alto, ponete dell’olio per friggere che porterete alla temperatura di circa 170° C; l’olio non deve essere bollente, deve friggere dolcemente permettendovi di rigirare le zeppole più volte perché si possano gonfiare uniformemente. Quando l'olio sarà caldo a temperatura, immergete 2 - 3 zeppole ancora attaccate ai quadrati di carta forno sulle quali sono appoggiate; la carta si staccherà da sola dopo qualche secondo e potrete quindi toglierla dall' olio servendovi di una pinza da cucina. Rigirate le zeppole più volte nell' olio caldo, fino alla completa doratura , quindi scolatele con una schiumarola per poi adagiarle su fogli di carta paglia, in modo da  eliminare l'eventuale residuo di olio. Quando avrete fritto e scolato tutte le zeppole, mettete la crema pasticcera in un sac a poche e farcite con la crema il centro di ogni frittola, infine decorate la crema pasticcera con le amarene e guarnite il tutto con una generosa spolverata di zucchero a velo.
Questa ricetta è stata presentata utilizzando: ceramiche rigorosamente umbre "Wald Domus Vivendi" – Vassoio Collezione “Felice Nostalgia”.

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sabato 2 marzo 2019

I Ravioli di Carciofi all' Assisiate.


I Ravioli di Carciofi all’Assisana.
Carissimi Amici ed affezionati Lettori ben ritrovati. Per questo nuovo appuntamento enogastronomico ho il piacere di proporvi una ricetta tipica della tradizione di assisiana. Infatti le originari questa antica preparazione ci rimandano al periodo di transizione che dall' incentivi accompagnarla primavera, momento di rinascita per eccellenza, in cui vale la pena portare sulla tavola pietanze realizzate con materie prime leggere e proprio per questo particolarmente idonee a donarci il giusto apporto nutrizionale, che i cambio di stagione richiede.
Ed ora vediamo come realizzare questa gustosa ricetta, che volendo, proprio per le sue peculiarità ed ingredienti potrà anche essere considerata come "piatto unico".

Ingredienti:

Per la Pasta Sfoglia:

400 gr. di fior di farina “0”,

4 Uova Intere.

Per il Ripieno:

6 Carciofi Grandi,

 200 gr. di Ricotta di pecora,

50 gr. di Pecorino di Norcia grattugiato,

1 Spicchio d’Aglio,

Qualche Foglia di Prezzemolo,

Qualche foglia di Menta,

Pinoli Q.B.

Olio E.V.O. Q.B.

Sale e Pepe Q.B.

Procedimento:

Iniziate a mondare i carciofi eliminando il gambo, le spine e le foglie più esterne, poi tagliateli a metà ed eliminate la parte interna, tagliateli a spicchi sottili e immergeteli in acqua acidulata con succo di limone. In una casseruola di coccio scaldate l'olio dove farete rosolare l’aglio per qualche minuto, sgocciolate ed asciugate bene i carciofi e fateli cuocere a fuoco basso per circa 30 minuti. Trascorso il tempo di cottura spezzettate le foglie di prezzemolo e menta ed aggiungetele ai carciofi, che dovranno risultare piuttosto morbidi, quindi passateli al mixer e mettete da parte la giusta quantità di crema che vi servirà per condire i ravioli. Trasferite ora il resto del composto in una terrina, aggiungete la ricotta, un uovo più un tuorlo, il pecorino, il sale ed il pepe ed amalgamate tutti gli ingredienti, fino ad ottenere un impasto omogeneo. Per la pasta setacciate la farina a fontana sulla spianatoia, aggiungete le uova e lavorate l’impasto, se necessario aggiungete poca acqua tiepida, fino a ottenere un impasto sodo e liscio, che lascerete riposare 20 minuti. Trascorso il tempo di riposo, riprendete la pasta e stendetela fino ad avere due sfoglie piuttosto sottili, auitandovi con un cucchiaino, distribuite piccole quantità di ripieno, coprite con l’altra sfoglia e con la rotella ondulata ricavate i ravioli, fino ad esaurimento. Infine fate cuocere i ravioli in abbondante acqua salata per circa 10 minuti, scolateli e conditeli con abbondante salsa ai carciofi ed una bella spolverata di pecorino di Norcia. Per gustare al meglio questo piatto, vi consiglio di creare il giusto abbinamento con un buon vino bianco, come ad esempio il delicato Grechetto di Assisi D.O.C.  

Questa Ricetta è stata presentata utilizzando: Ceramiche mod. "Assisi" realizzate e dipinte a mano da Bottega Storica "La Cantina di Guidone" sita in Via Fontebella ad Assisi.

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- San Francesco Patrono d'Italia, N°3/ Marzo 2015

- Vivere Assisi, Marzo 2015


- Assisi Nostra, Aprile 2019


- Parco del Monte Subasio - Assisi, Aprile 2019


venerdì 22 febbraio 2019

Il Carnevale di Perugia tra Ottocento e Novecento e le Bartocciate Dolci.


Carissimi Amici ed affezionati Lettori, per questo nuovo appuntamento enogastronomico all' insegna del periodo del Carnevale ho il piacere di proporvi un' affascinante storia, le cui origini e peculiarità sono strettamente legate alle più antiche tradizioni carnascialesche della Città di Perugia.

Chi è il Bartoccio di Pian del Tevere e cosa sono le Bartocciate Dolci di Perugia.
La maschera tipica del Carnevale umbro è il Bartoccio, il contadino perugino sagace, gioviale e saggio che abita nella zona di Pian del Tevere e che a partire dal 1600 compare ufficialmente nella tradizione letteraria locale. Le vivaci vicende familiari di cui il Bartoccio è protagonista insieme alla moglie Rosa, la figlia Suntina ed il compare di ventura Mencarone si intrecciano con la storia della città di Perugia ed è così che nascono le “Bartocciate” composizioni dialettali scritte su libelli anonimi di contenuto sociale. Il Bartoccio durante il carnevale cantava i fatti di cronaca locale e per l’occasione lanciava messaggi satirici alla classe politica perugina dell’epoca. 
Con il passare degli anni la maschera di Perugia è divenuta sempre più famosa, soprattutto per il suggestivo ricordo dei personaggi popolari e per la memoria delle antiche tradizioni, tanto da diventare uno degli emblemi laici della Città. 
Nei secoli successivi si è persa l’usanza di divulgare i cartigli satirici che sono stati sostituiti dalla più tipica tradizione carnascialesca, quella di preparare le “Bartocciate Dolci di Perugia”, gustose frittole dall'aspetto grezzo, ma contraddistinte dalla fragranza intensa e particolare, conferita grazie alla peculiarità del vino marsala sapientemente abbinato a pinoli ed uvetta, caratteristiche apparentemente discordanti tra di loro, che però, se ben unite sanno abilmente creare un "unicum" proprio come il personaggio da cui questa ricetta trae nome ed ispirazione. Ad oggi poi, le gesta del Bartoccio si possono riscoprire grazie a manifestazioni ed associazioni culturali locali, nate appositamente per non far dimenticare questa importante identità cittadina.


Ed ora riscopriamo insieme la vera storia e la ricetta originale delle 
Bartocciate Dolci di Perugia.

Un giorno di qualche anno fa, mentre ero intenta a rileggere alcuni interessantissimi ricettari antichi, appartenenti alla consolidata tradizione enogastronomica della mia Famiglia, mi sono imbattuta in una curiosa preparazione acquisita e proprio per questo al quanto inconsueta e particolare al contempo stesso, sia per le sue origini, che per le sue autentiche vicissitudini storiche. 
Per riscoprire al meglio la nascita e l'annessa ricetta autentica delle Bartocciate Dolci, spesso e volentieri sconosciuta anche agli stessi perugini, abbiamo bisogno di ripercorrere quanto accaduto in passato e per farlo dobbiamo recarci nell'Antica Perusia Ottocentesca, dove attraversando in carrozza le antiche e strette vie della Città, finalmente potremmo raggiungere il suo centro storico, fino ad arrivare dinnanzi all' antico Palazzo Ajò, ubicato tra Corso Vannucci ed angolo Via Fani, dove fino al Secolo scorso abitava la Famiglia Ajò, particolare ed importante esponente dell' alta e colta borghesia ebraica residente in Perugia. 
Da questo prestigioso casato, verso l'inizio del Novecento nascerà Regina Ajò, la quale poi, andrà in sposa all' imprenditore Giorgio Memmi, dirigente della compagnia petrolifera Mobil Oil Italia. A seguito del successivo trasferimento della Sede Mobil Oil Italia su Genova, solo allora la ricetta lascia la sua Città di origine, Perugia, per trasferirsi a Genova, città che accoglie i coniugi Giorgio Memmi e Regina Ajò, la quale porterà con la sua storia, tra i suoi effetti personali anche gli appunti di cucina, tra cui era presente anche quella particolare ricetta, nata per rendere omaggio alla Maschera principale del Carnevale di Perugia, anch'essa riscoperta e tornata agli onori tra l' Ottocento ed il Novecento. 

   

 Sopra una veduta di Palazzo Ajò in Perugia, risalente ai primi anni del Novecento.



   Sopra le Bartocciate Dolci di Perugia, che ho realizzato seguendo, scupolosamente la ricetta originale ed olografa ricevuta in dono alla mia Famiglia direttamente dalla Signora Regina Ajò.


A seguire la ricetta autentica per preparare queste deliziose frittole.

Ingredienti per 4 Persone:


250 gr. di Farina semi integrale,
Una Cartina di lievito per dolci,
80 gr. di Zucchero di canna,
2 Uova fresche,
6 Cucchiai di Latte,
6 Cucchiai di Vino Marsala Florio,
50 gr. di Pinoli,
50 gr. di Uvetta Sultanina,
un pizzico di sale,
Q.B. di Olio per friggere.

Ingredienti per la decorazione:
 100 gr. di Zucchero semolato,
Q.B. di Zuccherini di Mompariglia colorata.


Procedimento:

Mettete l'uvetta in abbondante acqua tiepida e lasciate in ammollo per 20 minuti circa, trascorso poi il tempo, scolate l'uvetta ed asciugatela, poi versatela in una terrina ed aggiungete la farina, lo zucchero di canna, il sale, le uova, il latte, il marsala ed i pinoli, ora amalgamate delicatamente tutti gli ingredienti, fino ad ottenere un composto cremoso dalla giusta densità. 

Poi con l'aiuto di due cucchiai prelevate la giusta quantità d'impasto che friggerete in un tegame dai bordi alti a cui avrete aggiunto abbondante olio, quando le Bartocciate saranno ariose e la loro superficie risulterà ben dorata, sarà il momento di scolarle con la schiumarola ed adagiarle su carta paglia, in modo da eliminare l' ulteriore eccesso di olio.Ora sistemate le Bartocciate all' interno di un piatto cupo e ricopritele di abbondante zucchero semolato, poi se volete potete completate la decorazione delle Bartocciate dolci con abbondanti zuccherini di mompariglia colorata, che con i suoi variopinti toni accesi, ricorderà ulteriormente la vivace allegoria del Carnevale Perugino.
 Infine disponete al meglio le Bartocciate Dolci sul vassoio da portata, e nel pieno rispetto di questa specifica ed alquanto particolare tradizione territoriale d'altri tempi, servite le Bartocciate Dolci, abbinando loro l'ottimo Vino Marsala Florio Dolce, immancabile tra i liquori che le Famiglie Borghesi dell' Italia del Novecento sovente offrivano ai loro ospiti.


Il Quid Pluris:
La mia riscoperta riguardo la storia di questa antica ricetta ci fa tornare indietro nel tempo, per poi fare un grande passo avanti nella rivalutazione della tradizione che meglio identifica la cultura enogastronomica della Città di Perugia e del suo Carnevale.



Per questo, in qualità di studiosa ed esperta di enogastronomia storica umbra, il 24 Febbraio del 2014, in collaborazione con "La Società del Bartoccio", durante l'evento dedicato ed appositamente inserito nel ricco programma de "Le Giornate del Bartoccio 2014", svoltosi presso la Sala San Anna, in Viale Roma a Perugia, insieme a Francesca Silvestri, Presidente dell' Accademia Italiana di Gastronomia Storica, ho avuto modo di far conoscere alla cittadinanza che ha preso parte alla presentazione, delle suggestive vicende legate a questa deliziosa ricetta, dove per l'occasione sono intervenute anche Rita Boini, affermata giornalista ed autrice di fortunati testi di cucina umbra e la cuoca Silvana Favetti Andreani, la quale ha preparato in loco la degustazione che ha seguito il convegno in essere, dando così modo ai presenti di apprezzare ulteriormente la degustazione delle Dolci Bartocciate di Perugia.


Questa Ricetta è già stata pubblicata su:

- San Francesco Patrono d'Italia Febbraio 2013;




Ed attualmente riproposta anche su:

- Assisi Nostra;

- Parco del Monte Subasio Assisi;

- Parco del Monte Subasio